Vaccinazione bovina, lettera aperta agli allevatori, i custodi del territorio: fiducia, salute e scelte consapevoli.

A cura di  Monica e Sabrina   05 agosto 2025

Vaccinazione bovina, lettera aperta agli allevatori, i custodi del territorio: fiducia, salute e scelte consapevoli.
Quando la nostra salute incontra le scelte istituzionali: la voce di chi come consumatore, chiede trasparenza e responsabilità.


In questi giorni, in Valle d’Aosta come in Sardegna ma anche nella vicina Savoia, il tema della vaccinazione obbligatoria dei bovini contro la dermatite nodulare sta sollevando dubbi, timori e discussioni – non solo tra gli allevatori, ma anche tra i cittadini che ogni giorno scelgono cosa portare a tavola.

L' Assessorato alla Sanità ha annunciato l’arrivo dei vaccini contro la dermatite nodulare bovina (Lumpy Skin Disease), provenienti dal Sudafrica, e l’imminente avvio di una campagna vaccinale obbligatoria rivolta all’intero patrimonio bovino regionale, inclusi i capi provenienti da altre regioni attualmente in alpeggio.

Il comunicato ufficiale parla di un’azione urgente e coordinata, con l’obiettivo dichiarato di proteggere la salute pubblica e tutelare il patrimonio zootecnico locale. Viene sottolineato che le reazioni avverse ai vaccini sarebbero “estremamente rare”.
Tuttavia, proprio di fronte a una misura così ampia e decisa, molte persone (cittadini, allevatori, veterinari) iniziano a porsi delle domande. È davvero una scelta priva di rischi? Quali alternative sono state valutate? Quanto è stato condiviso con chi vive e lavora sul territorio?

Per chi volesse leggere il comunicato ufficiale dell’Assessorato alla Sanità, è disponibile a questo link: clicca qui

Come cittadine consumatrici e persone profondamente legate al territorio, abbiamo sentito il bisogno di dare voce a queste domande. La lettera aperta che segue nasce da questo bisogno: non come accusa, ma come invito al confronto. Un appello al dialogo, al coraggio e alla responsabilità condivisa, al mondo allevatoriale valdostano affinché possa valutare con lucidità le scelte che si stanno imponendo.

Siamo convinte che un altro approccio sia possibile, fondato sulla responsabilità, la conoscenza, la trasparenza e il rispetto per gli animali e per chi li alleva.

Crediamo, inoltre, che in un momento così delicato, servano voci libere che pongano domande e invitino a riflettere, prima che sia troppo tardi.

Vi invitiamo dunque a leggere, con mente aperta e spirito costruttivo, le parole che seguono:

 

Lettera aperta agli allevatori della Valle d’Aosta

 

Cari allevatori,

vi scriviamo come semplici cittadine, ma anche come consumatrici finali dei prodotti che ogni giorno con il vostro lavoro mettete sulle nostre tavole: carne, latte, formaggi, burro. Scriviamo con rispetto, ma anche con chiarezza, perché quello che sta accadendo riguarda tutti, voi come produttori, noi come acquirenti, e gli animali come esseri viventi.

In questi giorni si parla dell’obbligo imminente di vaccinare tutti i bovini contro la dermatite nodulare. Una malattia che si trasmette attraverso insetti (come zanzare e mosche), non per contatto diretto. Una malattia la cui mortalità, stando ai dati ufficiali, si aggira intorno allo 0,54%. 

Eppure, la risposta istituzionale è netta e indiscutibile: tutti gli animali devono essere vaccinati entro 60 giorni, altrimenti si rischiano blocchi nelle vendite, abbattimenti e sanzioni.

Comprendiamo bene le pressioni che subite! Le Istituzioni vi mettono davanti a un ricatto economico, e la paura di perdere tutto vi sta spingendo a prendere decisioni che forse, in condizioni diverse, non prendereste mai.

Ma vogliamo farvi riflettere su un altro tipo di rischio che potreste incorrere se accetterete questa logica senza discutere, se cederete a una medicina imposta, senza valutare con attenzione le reali conseguenze.

C'è il rischio che molti consumatori finali non siano più disposti ad accettare passivamente queste scelte, di conseguenza potrebbero smettere di acquistare carne e derivati mettendo così in pericolo l'economia del settore e di tutto il suo indotto.

Siamo in tanti a chiederci: "Perché vaccinare intere mandrie per una malattia poco letale? Perché forzare trattamenti su animali sani?

Se il latte, la carne e i derivati arrivano da animali trattati con un vaccino poco conosciuto e potenzialmente problematico, la fiducia potrebbe crollare.

Alcune segnalazioni (comprese quelle fatte da allevatori, veterinari e associazioni critiche) parlano di vaccini provenienti dalla Namibia o comunque da Paesi africani, dove la dermatite è endemica ed il vaccino è già usato da anni.

Il problema che sollevano molti allevatori italiani è che questi vaccini non sarebbero mai stati testati su larga scala su bovini italiani, che vivono in ambienti diversi, e che hanno una genetica ed un sistema immunitario differente.

Inoltre, si tratterebbe di vaccini a virus vivo attenuato, che possono generare reazioni (come febbre, calo della produzione, aborto spontaneo, infertilità, ecc.). 

Le sperimentazioni ufficiali e trasparenti in Italia mancano, o sono scarse. Il che rende il tutto ancora più sospetto o poco giustificabile agli occhi di chi vive il territorio.

Proprio per questi motivi molte persone, noi comprese, potrebbero smettere di comprare carne e tutti i prodotti derivati. 

Lo diciamo con fermezza, ma senza ostilità, perché siamo convinte che ci sia un altro modo di agire. Un modo fatto di scelte responsabili e coraggiose, che partano dal basso, dai territori, dal rispetto per la natura e per gli animali.

Abbiamo bisogno di voi, dei vostri prodotti genuini, del vostro sapere antico, della vostra presenza sul territorio. Ma non a qualunque costo.

 

C’è ancora tempo per fare una scelta diversa. E non siete soli.

 

Con rispetto e determinazione,

Sabrina e Monica.

Cittadine valdostane.