Due pesi, due misure: quando la legge vale solo per i cittadini Tra il Presidente al terzo mandato e il referendum “last minute”, la Valle d’Aosta dimentica le regole del gioco.
A cura di Monica e Sabrina 09 ottobre 2025
Due pesi, due misure: quando la legge vale solo per i cittadini
Tra il Presidente al terzo mandato e il referendum “last minute”, la Valle d’Aosta dimentica le regole del gioco. Nell’ultimo intervento in Consiglio, il Consigliere Diego Lucianaz ricorda che la politica è servizio, non potere.
Nell’ultima seduta del Consiglio Valle, il Consigliere regionale Lucianaz ha tenuto un intervento di forte impatto politico, denso di contenuti e di denuncia, che ha messo in luce criticità, contraddizioni e incongruenze nella gestione della Regione Valle d’Aosta.
Un discorso che non si è limitato alla forma, ma ha affrontato temi concreti, numeri, nomi e decisioni, mettendo in discussione l’operato di una gIUNTA considerata sempre più distante dal principio di trasparenza e dal reale spirito autonomista.
Il Consigliere ha aperto il suo intervento criticando duramente il pRESIDENTE Renzo Testolin per la decisione di convocare il Consiglio regionale l’8 ottobre, ben oltre il termine previsto per l’approvazione del bilancio consolidato 2024.
Secondo quanto previsto dal decreto legislativo, il bilancio avrebbe dovuto essere approvato entro il 30 settembre, ma – pur essendo stato presentato dalla gIUNTA già il 1° settembre – è arrivato in aula con evidente ritardo.
Un comportamento che, a giudizio del Consigliere Lucianaz, dimostra un approccio disinvolto alla gestione degli atti pubblici e che potrebbe persino aprire la strada a nuovi ricorsi, il cui costo, ha ironizzato, “non ricadrà certo sul Presidente”.
Ampio spazio è stato poi dedicato al tema delle vaccinazioni, affrontato in tono fortemente critico nei confronti dell’aSSESSORE alla Sanità Carlo Marzi.
Il Consigliere ha citato la delibera del 3 ottobre 2025 (n. 1003/67), con cui la gIUNTA ha istituito una nuova “governance regionale in materia di profilassi vaccinale”, giudicandola un ulteriore irrigidimento burocratico.
Secondo la sua analisi, tale struttura coinvolge numerosi dirigenti e direttori di unità operative, rischiando di trasformarsi in un apparato di potere e di controllo più che in uno strumento di tutela della salute pubblica.
Ha inoltre richiamato i dati sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che mostrerebbero una posizione preoccupante della Valle d’Aosta, invitando a concentrarsi sulle vere criticità del sistema sanitario invece di creare nuove sovrastrutture amministrative.
L’intervento si è poi spostato sul tema delle società partecipate e delle fondazioni regionali, con particolare riferimento alla SAV, all’ARPA e alla Fondazione Montagna Sicura.
Il Consigliere ha definito il racconto istituzionale sul cambiamento climatico “la più grande panzana mondiale”, sostenendo che il clima cambia naturalmente da sempre e accusando le istituzioni di strumentalizzare il tema attraverso cerimonie, summit e progetti di facciata.
Ha rimproverato l’ARPA di occuparsi troppo poco di questioni realmente pubbliche, come il controllo delle emissioni elettromagnetiche nocive (anche la 5G) e delle sostanze inquinanti atmosferiche, preferendo concentrarsi su attività simboliche come le misurazioni dei ghiacciai.
La Fondazione Montagna Sicura è stata invece citata nel contesto di una riflessione etica, in quanto il coordinatore del Dipartimento ambiente, l’ingegner Raffaele Rocco, è candidato Sindaco di Aosta.
Una situazione che, secondo il Consigliere, solleva gravi questioni di trasparenza e deontologia.
Ha poi accennato alle altre società incluse nel perimetro di consolidamento — come Finaosta S.p.A., Aosta Factor S.p.A., In.Va. S.p.A. e la SIV (Société Infrastructures Valdôtaines) — soffermandosi sulla gestione problematica del cantiere dell’ospedale di Aosta, definito “disastroso” e destinato a nuovi ritardi, con ricadute negative sulla viabilità e sui cittadini.
Concludendo, il Consigliere ha tracciato un bilancio politico dei cinque anni di governo regionale, definendo la maggioranza Union Valdôtaine – Partito Democratico - un esecutivo “supino verso Roma e Bruxelles”, incapace di difendere la reale autonomia valdostana e troppo allineato alle direttive dell’Unione Europea e della pericolosa Agenda 2030.
Ha chiuso l’intervento con una nota polemica, affermando che si tratta di un “governo insufficiente e autonomista solo di domenica”.
Un atto d’accusa che non nasce da rabbia personale, ma da una visione coerente di politica come servizio, non come potere.
Eppure, gli ultimi eventi mostrano quanto questa idea sembri ormai lontana dalla realtà valdostana.
Singolare, per non dire emblematico, è il caso del pRESIDENTE uscente Renzo Testolin, che — pur avendo già completato due mandati consecutivi — ha espresso la propria disponibilità a una nuova riconferma alla guida della Regione.
Eppure la legge regionale 7/2007, all’articolo 3, comma 3, stabilisce chiaramente che:
“Nessuno può esercitare le funzioni di Presidente della Regione per più di due mandati consecutivi.”
Una regola pensata per preservare l’alternanza e prevenire derive di potere personale, oggi trattata con un’indifferenza che sa di arroganza istituzionale.
A ciò si aggiunge il referendum confermativo dell'agosto 2025, che ha introdotto le tre preferenze sulla scheda elettorale proprio poche settimane prima del voto del 28 settembre.
Una mossa formalmente legittima, ma politicamente spregiudicata, in contrasto con il principio di stabilità delle regole elettorali riconosciuto dalla Corte Costituzionale (sent. n. 107/1996 e n. 48/2021) e dal Codice di buona condotta elettorale del Consiglio d’Europa (Commissione di Venezia, 2002), che raccomanda di non modificare le norme fondamentali sul voto meno di un anno prima delle elezioni.
Due episodi che, letti insieme, raccontano una stessa mentalità: quella di chi considera le istituzioni un terreno di conquista, non un servizio al cittadino.
In democrazia, l’arroganza del potere non si misura solo negli abusi, ma anche nei silenzi e nelle forzature compiute con la certezza che “tanto nessuno dirà nulla”.
Un ringraziamento dovuto al consigliere uscente: una voce che mancherà
In un tempo in cui la politica spesso si piega alle convenienze e al silenzio, Il Consigliere Diego Lucianaz ha scelto di esporsi, di parlare, di difendere la Verità e la Libertà.
Lo ha fatto con coerenza, con pazienza, con la schiena dritta anche quando era solo, anche quando le sue posizioni erano scomode.
Per questo, il suo ultimo intervento non è soltanto una critica, ma un lascito politico e morale.
Ha ricordato a tutti che la politica può ancora essere un atto d’amore per la Valle d’Aosta: per la sua libertà, la sua autonomia, la sua gente.
Grazie a lui per aver dimostrato che esiste ancora un modo onesto, coraggioso e profondamente umano di servire la comunità.
Ci auguriamo di rivederlo presto in Consiglio: perché senza una voce libera e contrastante, il circo politico valdostano rischia di trasformarsi in un monologo di potere.