Dio, Tempo e Libero Arbitrio

A cura di Parsifal Fabris 

Dio, Tempo e Libero Arbitrio


Come può esserci l'onniscienza di Dio e in contemporanea la manifestazione del nostro libero 
arbitrio? Come può esistere l'interazione di Dio nello spazio-tempo senza esservi un'interferenza nelle nostre vite? Come può Dio essere la prima causa della nostra stessa concettualizzazione di Dio? Può Dio essere in vita senza mai cambiare? Può Dio essere la causa originale di ogni cosa? 

Ci siamo spesso interrogati, durante la storia, sulla natura di Dio e sul suo essere: come possiamo vederlo? Interagire con lui? Come possiamo prendere decisioni ed esserne responsabili quando Dio conosce aprioristicamente tutto ciò che capita e sta capitando? Come possiamo avere fede in un Dio che, apparentemente, non interviene mai in nostro aiuto nonostante la sua incredibile onnipotenza?

Primariamente partiamo da come la natura di Dio può essere una causa costituente e, allo stesso tempo, riprendendo una reinterpretazione di un concetto Aquiniano, come Dio si manifesti quale immutabile, o meglio, come un qualche cosa di incomprensibile. Se Dio fosse immutabile, allora sarebbe estraneo alla capacità di mutare e quest'ultima è un fondamento necessario della vita. Per D'Aquino, Dio è la massima manifestazione della vita essendo il massimo grado dell'essere, però, oggi possiamo facilmente renderci conto che oggetti inanimati conducono alla vita, ad esempio l'essenza primordiale di Talete, l'acqua, o più semplicemente il sole.₁

La Causa Originale

Premessa 1: Tutto nel nostro universo ha una causa ed è soggetto alle regole di causa-effetto.
Premessa 2: Dio è la causa originale ed è indipendente.
Conclusione: Tutte ciò che appartiene al nostro universo ha una causa, pertanto Dio essendo
indipendente ed essendo la causa originale trascende il nostro universo/la nostra realtà.

Proclo nel suo "Elementi di Teologia" parla di come tutto nella nostra realtà ha una causa e di come la causa prima è sempre la più perfetta.₂ D'Aquino dice che Dio ideò e creò l'universo in modo organizzato, cioè conducendo verso lui.₃
Kant nella "Critica della Ragion Pura" sostenne che lo spazio è subordinato al tempo.₄
Se sviluppassimo un concetto dove consideriamo lo spazio-tempo un unicum (unificato in modo differente), allora possiamo recepire la dimostrazione dell'esistenza di Dio che la realtà stessa ci trasmette (dimostrazioni, almeno, di questo concetto di Dio).
Nella nostra realtà pare abbastanza evidente che tutto sia subordinato alla regolamentazione della causa-effetto; infatti ogni nostra azione si dimostra una causa che conduce a degli effetti, questi effetti, anche se ripercorsi al contrario (invertiti), sono sempre una nuova causa che conduce a nuovi effetti.
La premessa 2 sostiene che Dio sia indipendente e sia la causa originale. Se Dio è indipendente risulta allora che esso sia esterno al nostro universo e sia pertanto estraneo alla concettualità e alle limitazioni della causa-effetto.
Se la realtà, così come sostenuto nella premessa 1, è subordinata alle regolamentazioni di causaeffetto, allora dovremmo considerare che Dio non è la causa originale poiché non può risiedere internamente a un universo in cui tutto è sotto il giogo delle costrizioni di causa-effetto. 
Definire come causa originale un soggetto/oggetto con un intelletto divino ed esterno alla nostra realtà, pertanto un qualche cosa che concepisce l'intera realtà differentemente, sarebbe irrisorio poiché la nostra condizione limitata non può concepire l'essenza del suo essere. 
Comunque sia, consideriamolo una costante originale invece che una causa originale, una costante che caratterizza il nostro universo e ci rende possibile avere questa comprensione della realtà.

Pensiamo al tempo come ad un'estensione di Dio; pensando a Dio come il tempo, possiamo
facilmente percepire che una premessa in cui Dio si rivela quale prima causa è sbagliata, infatti egli non può essere una causa bensì può rivelarsi quale la costante che permette l'esistenza di ogni singola causa e della correlazione di causa-effetto stessa. Possiamo pertanto dire che una sezione di Dio è il tempo; essendo Dio il tempo, possiamo ritrovare in questo uno dei punti in cui la realtà noumenica e la realtà fenomenica si intersecano. Il tempo ci permette di avere ogni tipo di concettualizzazione della produzione causa-effetto, essendo Dio il tempo, esso diviene ciò che ci permette di recepire tutto ciò che è correlato alla causa-effetto.

Considerando Dio quale tempo possiamo vedere che la conclusione è rispettata nel momento in cui si concepisce che la causa originale non è
una causa bensì è una costante; questa costante, che è esterna alla nostra realtà, sotto certi punti di vista la si potrebbe considerare causa originale poiché anche se non è una causa, questa costante è ciò che permette l'esistenza della causa e consequenzialmente della nostra realtà, possiamo quindi recepire come la soluzione preveda questa dualità di Dio essendo Costante e, sotto certi punti di vista, al medesimo tempo causa.

Con la concezione di Dio quale tempo dobbiamo analizzare anche la sua derivata onniscienza, infatti, essendo lui il tempo, allora deve essere conscio di ciò che accadrà e questo renderebbe la realtà deterministica e in qualche modo contraria al libero arbitrio; se qualcosa è stato già deciso, come possiamo essere noi responsabili delle nostre decisioni?

Responsabilità e Determinismo nell'Onniscienza di Dio ₅

Premessa 1: Dio è onnisciente.
Premessa 2: Siamo responsabili per le nostre azioni.
Conclusione: L'onniscienza divina è strutturata in modo che ci sia una sorta di libertà d'azione; ciò permette l'esistenza di una responsabilità nelle nostre azioni.

La premessa 1 afferma che Dio è onnisciente ma al tempo stesso la premessa 2 sostiene che siamo responsabili per le nostre azioni. Come possiamo noi essere responsabili per le nostre azioni se Dio conosce ogni cosa aprioristicamente?
Per rispondere, dobbiamo rammentarci che le decisioni che ci soggiungono non sono
predeterminate poiché nella realtà le decisioni sono prese nel momento presente; essendo il presente disgiunto dal passato, noi possiamo trovare come il passato non influenzi la nostra capacità di deliberare e di prendere decisioni, poiché, queste avvengono esclusivamente nel momento presente.
Un uomo è responsabile nel momento in cui può rispondere, riguardo all'azione da lui svolta, alla domanda "perché?".
Se tale uomo non è conscio riguardo alle motivazioni che lo hanno condotto ad agire in un
determinato modo, allora possiamo sostenere che egli non sia responsabile. Tutto ciò va collegato a evidenze che dimostrino che lui era o non era a conoscenza del valore dell'atto morale, o, che sapeva o non sapeva che stava conseguendo un determinato risultato.

Possiamo convenire che è problematico determinare quando una persona è capace di essere
responsabile, soprattutto, quando le influenze derivanti dal passato influenzano direttamente il nostro presente. Nella realtà, il ruolo del passato termina direttamente con la generazione dell'uomo, perché il passato e il presente sono attori che mai si presentano contemporaneamente sulla scena.
L'uomo quando è generato completamente in se stesso è capace di prendere da sé le proprie
decisioni. L'uomo prendendo solitariamente le proprie decisioni, anche se queste sono causa da azioni/eventi passati, sta agendo liberamente dacché le varie opzioni di scelta che gli si presentano nel presente non lo costringono in alcun modo a perseguire una direzione già determinata, bensì, egli ha la possibilità di adempiere all'opzione che lui ritiene la più adeguata.
Da queste cose possiamo affermare che la premessa 1 non nega la premessa 2, piuttosto, possiamo osservare come queste cose ci permettono di vedere la distinzione tra le due premesse e come queste possano interconnettersi.
In questo modo una persona decide tra varie opzioni predeterminate, su queste ha sempre l'ultima parola la nostra capacità di scelta, il nostro libero arbitrio, la conclusione risulta infatti vera giacché, tramite il libero arbitrio, noi costruiamo direttamente il nostro futuro anche se le nostre possibilità di scelta si rivelano limitate.

L'Onniscienza di Dio e il Libero Arbitrio

Premessa 1: Abbiamo molte possibilità di scelta.
Premessa 2: Dio è Onnisciente.
Conclusione: L'onniscienza di Dio è strutturata in modo da permettere la nostra libertà di scelta.

La premessa 1 afferma che abbiamo plurime opzioni, pertanto anche varie scelte; consideriamo la realtà come un "garden of forks", una specie di Aut Aut kierkegaardiano.₆

La premessa 2 stipula l'onniscienza di Dio, quindi, consideriamo Dio quale essere onnisciente; se Dio è onnisciente allora conosce tutto ciò che è, che è stato e ciò che sarà.

Riprendiamo il concetto secondo il quale il tempo è una estensione di Dio. Dio è il tempo, però, pensiamo alla sezione futuro del tempo in maniera differente, consideriamolo come la somma delle nostre scelte del presente e la continua concettualizzazione di quali potranno essere le nostre future scelte. Considerando in questo modo il futuro, ci ritroviamo in una situazione in cui il presente e il passato hanno una forma temporale determinata, mentre il futuro, in mancanza delle nostre deliberazioni finali nel presente, si rivela quale forma temporale incompiuta pertanto indeterminata.

La premessa 2 stabilisce che Dio è onnisciente, essendo però il futuro indeterminato, allora viene a rivelarsi una divergenza dalla nostra concezione di onniscienza. La premessa 1 sostiene che abbiamo molte opzioni di scelta, il futuro non essendo predeterminato ci permette di perseguire ciò che la premessa 1 afferma. Basandoci su una nostra concezione di onniscienza ci verrebbe da dire che Dio non può rivelarsi quale essere onnisciente, poiché il futuro viene a realizzarsi, o meglio, a scriversi soltanto nel momento in cui noi conseguiamo determinate scelte nel momento presente.
Consideriamo che il cervello/intelletto divino è enorme e onnipotente, così potente dal sapere, nel esatto momento in cui scegliamo, ogni nostra scelta e quali porte questa aprirà e chiuderà. Se Dio può conoscere esattamente quali sono le nostre possibilità, allora possiamo affermare che Dio è onnisciente poiché non dobbiamo considerare l'onniscienza divina come se questa si manifestasse in un intelletto umano, tuttavia possiamo considerarla come parte costitutiva del processo che ci permette di rendere realtà le nostre varie possibilità.

Per meglio comprendere: immaginiamo l'onniscienza divina quale una strada infinita, questa strada è piena di intersezioni che conducono a una nuova strada con altre intersezioni, noi su tale strada guidiamo e prendiamo le decisioni riguardo a quali intersezioni seguire. Dio è ciò che ci dà la possibilità di dar valore alle nostre scelte essendo egli stesso una parte importante nel processo del libero arbitrio.
Potendo coesistere sia l'onniscienza divina sia la nostra facoltà decisionale, possiamo, pertanto, vedere che le premesse 1 e 2 sono entrambe vere.
Dio può essere onnisciente per il fatto che l'onniscienza non deve essere considerata esclusivamente tramite canoni umani, bensì bisogna essere consci che questa può avere differenti sfaccettature; se questa possiede la conoscenza di tutte quelle che possono essere le varie possibilità di scelta di una persona, ciò non stabilisce che non ci possa essere una scelta, infatti, non abbiamo un futuro predeterminato fintantoché noi interagiamo tramite la nostra responsabilità e le nostre scelte.₇

Dio, conoscendo le nostre possibili scelte, conosce ciò che noi possiamo scegliere anche se non conosce ciò che noi sceglieremo, pertanto ciò che conosce aprioristicamente sono esclusivamente le nostre possibilità, infatti, finché non giunge un intervento del libero arbitrio, queste rimangono  esclusivamente opzioni ipotetiche.
Il libero arbitrio non è fatto soltanto dalle decisioni che prendiamo ora, bensì è fatto anche dalla somma delle decisioni che abbiamo preso nel passato e che conseguentemente hanno realizzato ciò che siamo noi oggi; possiamo considerare il libero arbitrio quale la nostra capacità di fare esattamente ciò che vogliamo fare, conoscendo il perché e il come, in contemporanea -naturalmente- con il nostro essere consci del perché si voglia una determinata cosa/decisione.₈ 
Con un Dio che corrisponde al tempo, dunque conscio di ogni singolo processo di causa-effetto, il libero arbitrio è possibile e consiste nel prendere la decisione da noi ritenuta la migliore, sfruttando anche le nostre decisioni passate (esperienza) e le nostre motivazioni presenti, scegliendo tra le varie, predeterminate, opzioni che Dio ha computato. Questa è una via di mezzo tra la concezione deterministica e indeterministica, quest'ultima giacché le nostre scelte possono essere condizionate da stimoli o cause, come uno stimolo emozionale o un eccesso di ormoni.₉

Dove è Dio?

Premessa 1: Dio è ovunque.
Premessa 2: Non possiamo sentire o vedere Dio.
Conclusione: Dio è ovunque anche se non possiamo sentirlo o vederlo.

La premessa 1 dice che Dio è ovunque, la premessa 2 però sostiene che non possiamo (noi umani) sentirlo o vederlo. Se consideriamo il problema che Dio è ovunque, però non possiamo averne prova, allora dobbiamo ripensare a ciò che abbiamo detto sopra; infatti il problema non consiste nel fatto che non possiamo vedere Dio, bensì nel concetto che abbiamo di Dio e di come ci aspettiamo che esso si manifesti.
Riprendendo in considerazione che Dio ha una delle sue estensioni nel tempo, possiamo facilmente renderci conto che la premessa 1 è rispettata anche se la premessa 2 è parzialmente negata, infatti ciò che non possiamo vedere o sentire non è Dio, bensì è il nostro preconcetto di Dio; essendo Dio il tempo, possiamo facilmente renderci conto che il suo essere ovunque è indirettamente visibile a  tutti, essendo il tempo una dimensione costitutiva del nostro universo / della nostra realtà.
Pertanto la conclusione è vera, infatti Dio è ovunque e ciò che causa i problemi sono i nostri
preconcetti, l'idea socialmente diffusa, riguardo a un dio onnipresente.

Perché Dio si limita ad osservare?

Premessa 1: Dio è perfetto, potente e buono.
Premessa 2: Il mondo è pieno di crudeltà e la storia è stata scritta da azioni malvagie.
Conclusione: Se Dio è perfetto, potente e buono, allora interverrebbe per fermare la crudeltà e la malvagità.

Partiamo mettendo in evidenza il fatto che sostenere che Dio sia buono è un errore: la bontà è un'azione morale che spesso è relativa al punto di vista dell'osservatore di turno.
Guardando le cose dal punto di vista di Dio, possiamo renderci immediatamente conto che un intervento nell'universo sarebbe una forma di distruzione del libero arbitrio e della nostra capacità di apprendere dagli errori commessi (errori commessi quali umanità nel suo insieme). Se Dio intervenisse a cambiare, o leggermente modificare, il risultato delle deliberazioni del nostro libero arbitrio, allora distruggerebbe ogni nostra ragione di scelta poiché ci sarebbe sempre un Dio pronto a intervenire e a riparare le nostre scelte. Queste punti ci dimostrano che Dio, scegliendo di non intervenire per fermare le crudeltà, sta rispettando la premessa 1, infatti la nostra limitata comprensione della realtà non può gestire una visione di ciò che può divenire a lungo termine l'umanità, tramite il nostro apprendere e il nostro migliorarci. Spesso, lungo la storia dell'umanità, abbiamo imparato dai nostri errori e abbiamo sviluppato la specie in questo modo, anche se duramente -e se spesso può apparire che non abbiamo mai imparato niente-. La premessa 2 è stata
un punto cruciale per arrivare a ciò che noi siamo oggi ed è stata realmente importante nel nostro sviluppo quale specie. Quando consideriamo queste cose, non dobbiamo dimenticare che, per un entità eterna, ciò che per noi è un periodo estremamente lungo per essa si manifesta quale un piccolo puntino, quindi non dobbiamo scordarci che i nostri errori possono essere una parte estremamente importante di ciò che è il nostro processo di evoluzione/crescita quale specie.

Conclusione

Per concludere, direi che possiamo ritrovare il fatto che spesso quando parliamo di Dio è più un problema che non appaga le nostre aspettative e, per una nostra comprensione, la sua mentalità e la sua visione delle cose è troppo ampia rispetto alla nostra; in etica compareremmo una visione larga a una visione ristretta sulle cose, quest'ultima limitata alle conseguenze immediatamente riscontrabili in seguito ad una determinata azione, mentre la visione larga ha la capacità di vedere gli effetti a lungo termine delle nostre azioni. Dio ha probabilmente una sorta di via di mezzo, una visione che non possiamo neppure concettualizzare, pertanto farci limitare da idee erronee, causate
da una mente limitata quale quella umana, è qualcosa che va assolutamente evitato.₁₀


Note:

1) Sorensen Roy; A Brief History of The Paradox; pg. 180-183;
Cambiano Giuseppe, Fonnesu Luca, Mori Massimo; Storia della Filosofia Occidentale 1/7, Dalla Grecia Antica ad Agostino; pg.30-37;
Cambiano Giuseppe, Fonnesu Luca, Mori Massimo; Storia della Filosofia Occidentale 2/7, Medioevo e Rinascimento; pg. 190-193;
2) Proclo; Elementi di Teologia; XI, XXIX, XXX, XLIX, L, LXXII, CXX, CXXX, CXXXI, CL;
3) Sorensen Roy; A Brief History of The Paradox; pg. 180-183;
4) Kant; Critica della Ragion Pura; B46 – B47;
5) Sider Theodore, Dean W. Zimmerman and John Hawthorne; Contemporary debate on metaphysics; pg. 286-289 (2), pg. 289-291 (3), pg. 296-299 (6)
Steiner Rudolf; La Filosofia della Libertà; pg. 13-23, pg. 122-145;
Van Inwagen Peter and Zimmerman Dean W.; Metaphysics : the big questions; pg. 354-355;
Conee Earl and Sider Theodore; Riddle of Existance : a guided tour of metaphysics; pg. 118-122, pg. 125-133;
6)Sider Theodore, Dean W. Zimmerman and John Hawthorne; Contemporary debate on metaphysics; pg. 285-286;
Severino Emanuele; La Filosofia dai Greci al Nostro Tempo, la Filosofia Contemporanea; pg. 108-113;
7)Sider Theodore, Dean W. Zimmerman and John Hawthorne; Contemporary debate on metaphysics; pg. 285-286;
Steiner Rudolf; La Filosofia della Libertà; pg. 122-145;
8)Conee Earl and Sider Theodore; Riddle of Existence : a guided tour of metaphysics; pg. 118-122, pg. 125-133;
9) Steiner Rudolf; La Filosofia di Tommaso D'Aquino; pg. 10-14;
Sider Theodore, Dean W. Zimmerman and John Hawthorne; Contemporary debate on metaphysics; pg. 292-296;
10) Steiner Rudolf; La Filosofia della Libertà; pg. 87-92, pg. 122-145;

Bibliografia:

Cambiano Giuseppe, Fonnesu Luca, Mori Massimo; Storia della Filosofia Occidentale 1/7, Dalla Grecia Antica ad Agostino; il Mulino; Bologna 2014;

Cambiano Giuseppe, Fonnesu Luca, Mori Massimo; Storia della Filosofia Occidentale 2/7, Medioevo e Rinascimento; il Mulino; Bologna 2014;

Conee Earl and Sider Theodore; Riddle of Existence : a guided tour of metaphysics; Oxford University Press; 2005;

Kant Immanuel; Critica della Ragion Pura; UTET; Roma 2018; a cura di Pietro Chiodi;

Proclo, Elementi di Teologia; Edizioni all'insegna del veltro; Carmagnola 1983; cura e trad. Michele Losacco;

Severino Emanuele; La Filosofia dai Greci al Nostro Tempo, la filosofia contemporanea; Biblioteca Universale Rizzoli; Padova 2004;

Sider Theodore; Dean W. Zimmerman and John Hawthorne; Contemporary debate on metaphysics; Blackwell Publishing; 2008;

Sorensen Roy; A Brief History of the Paradox; Oxford University Press; 2003;

Steiner Rudolf; La Filosofia di Tommaso D'Aquino; L'Editrice Scientifica Milano; Milano 1956; trad. e cura di Silvia Schwarz Colorni;

Steiner Rudolf; La Filosofia della Libertà; Editrice Antroposofica Milano; Milano 1966; trad. Ugo Tommasini; a cura di Dante Vigevani;

Van Inwagen Peter and Zimmerman Dean W.; Metaphysics : the big questions; Blackwell Publishers; 1998;