PORCI E PERLE (expression idiomatique): Dalle crepe del welfare valdostano a chi danza sulle schegge di vetro per non farlo crollare.

A cura di  Valentina   10 novembre 2025

PORCI E PERLE
(expression idiomatique)
Dalle crepe del welfare valdostano a chi danza sulle schegge di vetro per non farlo crollare.

Introduzione

Questo scritto nasce dal desiderio di raccontare l’evoluzione del welfare, con uno sguardo particolare al contesto valdostano. Non è solo un’analisi di norme o strutture, ma un racconto che intreccia politica, storia e vissuto quotidiano degli operatori socio-sanitari.

Vuole essere una riflessione critica ma anche un invito a riconoscere il valore umano che sostiene il sistema del benessere collettivo.
In un tempo di cambiamenti e incertezze, è necessario ripensare i servizi senza dimenticare le persone che, ogni giorno, “danzano sulle schegge di vetro” con coraggio, equilibrio e umanità.

Il welfare

“Welfare”, tradotto in lingua italiana, significa benessere. Si tratta di un sistema di politiche, servizi o prestazioni offerte dallo Stato o dalle aziende. I modelli di welfare hanno il compito di assicurare un livello minimo di benessere sociale e di ridurre le disuguaglianze.

Il sistema del welfare può subire variazioni o riforme in base alle criticità dovute a instabilità economiche, pressione fiscale o significativi cambiamenti demografici. L’obiettivo resta sempre quello di garantire la sostenibilità finanziaria e l’efficacia dei servizi offerti.

Le prime forme di benessere sociale risalgono all’Ottocento, con le iniziative aziendali come i villaggi operai, nati per rispondere ai bisogni dei lavoratori. Nel Novecento si sviluppa il concetto di welfare state, con l’introduzione di sistemi nazionali di welfare e di protezione sociale.


La Vallée: il quadro valdostano

Il quadro normativo della Regione Autonoma Valle d’Aosta, a partire dal 1982, descrive e definisce le competenze amministrative e gestionali destinate all’assistenza a favore delle persone con invalidità o disabilità, dei minori, del diritto allo studio e dell’assistenza educativa.

Nel 2010, con la legge regionale n.44 del 20 dicembre2010 , viene costituita una società per azioni per la gestione dei servizi alla pubblica amministrazione regionale: la Società di Servizi S.p.A. I servizi interessati sono di natura sociale, culturale e ambientale.

Gli operatori coinvolti nel cambiamento gestionale passano dalla pubblica amministrazione regionale alla gestione privata. Con la legge regionale n. 21/1985 si istituisce una nuova disciplina per l’esercizio associato di funzioni e servizi comunali e la soppressione delle comunità montane.

Tra i servizi previsti in capo alle Unité des Communes Valdotaines rientrano:

  • A.D. (servizio assistenza domiciliare)
  • Microcomunità (strutture residenziali)
  • Assistenza a minori e adulti indigenti
  • Scuole medie e gli asili nido
  • Soggiorni vacanza per anziani
  • Telesoccorso
  • Trasporto per anziani e disabili.

Nella primavera del 2014, con la deliberazione della Giunta regionale n. 282 del 18 marzo, viene commissionato uno studio di fattibilità per la creazione di un ente strumentale dedicato alla gestione dei servizi del welfare valdostano.

La società Poleis è incaricata di elaborare lo studio che infine descrive così:
“La volontà e la riorganizzazione del ricchissimo tessuto di servizi costruito nel tempo dalla Regione e dai Comuni valdostani, con la garanzia di omogeneità e stabilità, oltre a fornire risposte appropriate in un contesto in continua evoluzione”.

E ancora: “Il percorso prevede il confronto con le commissioni consiliari regionali, le organizzazioni sindacali e il coordinamento degli enti locali.”

Il Piano per la Salute e il Benessere Sociale 2022-2025 stabilisce il superamento della gestione diretta del welfare regionale e la costituzione di un ente strumentale regionale per la gestione dei servizi sociali e socio-assistenziali, incluso la Società di Servizi, definito come ente pubblico economico.

L’ente pubblico economico

Ente pubblico economico: la denominazione stessa ne esprime l’intenzione e, di conseguenza, la volontà politica che la sostiene.
La gestione delle risorse umane tende verso la riduzione dei costi e la semplificazione amministrativa.
Quest’ultima si collega direttamente alla legge annuale per il mercato e la concorrenza.
La legge del 5 agosto 2021 introduce infatti un insieme di norme e deleghe volte a eliminare autorizzazioni e adempimenti non necessari, nonché a semplificare i regimi amministrativi per le imprese private.
L’obiettivo è sostenere il risanamento aziendale e affrontare le difficoltà economiche causate dalla “pandemia di Covid-19”, ossia per affrontare e risolvere la crisi d’impresa.

La gestione privata offre la possibilità di

  • ridurre i procedimenti e i controlli
  • eliminare passaggi superflui
  • aumentare l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa.

Un modello sicuramente appetibile per molte pubbliche amministrazioni regionali italiane.

Secondo lo studio di Poleis, l’ente pubblico economico rappresenta un ibrido che utilizza prevalentemente risorse pubbliche ma è iscritto al registro delle imprese.

  • In qualità di datore di lavoro fa riferimento al diritto privato, ma può scegliere di applicare un contratto collettivo di lavoro pubblico.

 

  • Opera come una qualsiasi impresa commerciale, esercitando, con la delega, la propria funzione in qualità di ente strumentale della Regione Valle d’Aosta, che ne approva statuto, bilanci e atti programmatici.

 Questo nuovo ente gestore dovrà però tener conto della conformazione territoriale valdostana e della necessità di spostamento per raggiungere il luogo di lavoro o di studio, oltre al calo demografico e all’invecchiamento della popolazione non compensato dai flussi migratori.

La scelta del contratto di lavoro da applicare al personale è stata definita dalla Regione Valle d’Aosta: per il personale proveniente dalla Regione e dalle Unités verrà integralmente conservato il trattamento attuale. Questi dipendenti transiteranno automaticamente nella nuova azienda, mantenendo il contratto collettivo del comparto unico del pubblico impiego valdostano.

Il personale proveniente dalla Società di Servizi, invece, non transiterà automaticamente. Il contratto verrà interrotto e sarà possibile partecipare a una selezione interna indetta dal nuovo ente, con procedure più snelle rispetto al concorso pubblico.

Un vantaggio per entrambe le parti è rappresentato dall’omogeneità contrattuale tra i dipendenti provenienti dalla Società di Servizi e quelli provenienti dalle unités e dalla Regione.

Si prevede il trasferimento di circa 800 dipendenti verso l’ente pubblico economico:

  • operatori di sostegno
  • operatori per la disabilità adulta
  • personale delle microcomunità
  • personale del servizio sociale professionale.

Dallo studio di Poleis non emergono riferimenti al welfare aziendale. Quando l’intenzione politica si concentra sul risparmio e sulla semplificazione amministrativa, il welfare aziendale dovrebbe salire sul podio.

Il welfare aziendale

Il welfare aziendale comprende misure concordate attraverso accordi contrattuali o piani unilaterali. Spesso si utilizzano piattaforme o strumenti digitali per la gestione dei buoni o dei servizi welfare, consentendo ai dipendenti di scegliere i benefici più adatti alle proprie esigenze.

L’iniziativa può essere introdotta in qualsiasi tipo di azienda, indipendentemente dalle dimensioni o dal settore.

Il welfare aziendale include una vasta gamma di iniziative:

  • Salute e benessere – assicurazioni sanitarie, visite mediche, cure termali, pacchetti benessere, supporto psicologico;
  • Tempo libero e mobilità – buoni spesa, buoni carburante, abbonamenti ai trasporti pubblici, car sharing o noleggio auto, accesso a eventi culturali o sportivi;
  • Conciliazione vita-lavoro – asili nido aziendali, supporto per l’istruzione dei figli, permessi extra, banca del tempo;
  • Vantaggi economici – misure a sostegno del potere d’acquisto e della qualità della vita (buoni,rimborsi spese mutui/affitti/bollette,previdenza complementare)

 

Le origini del welfare aziendale risalgono alla seconda metà del Settecento, quando Carlo di Borbone, sovrano dei Regni di Napoli e Sicilia, riconobbe i vantaggi degli interventi a favore dei dipendenti della Real Colonia di San Leucio, nel Casertano. Ai lavoratori veniva assegnata un’abitazione all’interno della colonia e offerta l’istruzione gratuita ai figli.

Nell’Ottocento, con la rivoluzione industriale e il massiccio trasferimento della popolazione dalle campagne alle città, nacquero i villaggi operai. I grandi imprenditori del settore tessile, motore dell’economia nazionale, sentirono l’esigenza di ricreare una rete di sostegno volta a migliorare il benessere dei propri dipendenti.

Il villaggio Crespi d’Adda in Lombardia, fondato nel 1878, rappresenta un esempio emblematico: comprendeva abitazioni, scuole, chiese e luoghi di svago messi a disposizione dei lavoratori. Successivamente nacquero altre iniziative simili, come il villaggio per i dipendenti ENI voluto da Enrico Mattei e quello di Larderello, creato da Aldo Fachetti, dove il benessere dei dipendenti era al centro della strategia d’impresa.


Il walfare state

Tra gli anni Sessanta e Settanta lo Stato intensificò il proprio welfare pubblico, soprattutto in ambito assistenziale e previdenziale, rendendo meno necessario quello aziendale.

Nel 2009 venne siglato un protocollo con i sindacati che istituiva borse di studio e corsi di orientamento professionale per i figli dei dipendenti, accordi con catene di supermercati e negozi convenzionati, oltre a convenzioni con centri sanitari e odontoiatrici.
Erano previsti anche aiuti per l’uso dei mezzi di trasporto e forme di assistenza sociale per famiglie con persone con disabilità o in difficoltà.

Altri ambiti di intervento includevano il sostegno alla genitorialità e i piani di formazione professionale. Nel 2018, il bilancio aziendale iniziò a comprendere tra le spese di welfare anche quelle per il tragitto casa-lavoro.

La formazione come strumento centrale

Soffermiamoci ora su uno degli strumenti più importanti — anzi, necessari — nell’ambito del welfare aziendale è la formazione. Essa consiste in un processo di apprendimento e aggiornamento volto a sviluppare capacità, conoscenze e competenze necessarie per lo svolgimento di attività specifiche, per la crescita personale e per l’adattamento ai cambiamenti del contesto lavorativo.

La formazione, all’interno del welfare aziendale, rappresenta una visione integrale del benessere del singolo e del gruppo di lavoro.

I benefici includono:

  • uniformità professionale,
  • consapevolezza del proprio ruolo,
  • promozione di un ambiente psicologicamente sicuro,
  • sviluppo di benessere, creatività e motivazione.

Inoltre, favorisce strategie comunicative efficaci nei contesti multiprofessionali, la gestione della propria sfera emotiva e la prevenzione del burnout e dello stress.

Dallo studio di Poleis, tuttavia, non emergono riferimenti al welfare aziendale. I vantaggi descritti risultano essere prevalentemente di natura economica e amministrativa, legati allo snellimento burocratico.

Le danzatrici sulle schegge di vetro

Oltre la metà del personale destinato a transitare verso l’ente economico è costituita da operatori socio-sanitari, comunemente denominati OSS.

Negli anni Ottanta, con la gestione esclusiva a livello regionale, venne istituita la figura del personale ausiliario addetto ai servizi di assistenza domiciliare e residenziale a favore di persone anziane e inabili.
Nel 2001, con un accordo tra Conferenza Stato-Regioni, fu formalizzata la figura dell’Operatore Socio-Sanitario, uniformando il percorso formativo e le competenze, e riconoscendo il titolo di OSS su tutto il territorio nazionale.

Le funzioni dell’OSS si raggruppano in tre aree principali:

  • Assistenza diretta alla persona e aiuto domestico-alberghiero (l’assistenza di base alla persona, la sanificazione e la cura dell’igiene dell’ambiente)
  • Intervento igienico-sanitari e di carattere sociale (competenze che includono gli aspetti relazionali/comunicativi)
  • Supporto gestionale, organizzativo e formativo (supporto durante i tirocini e  monitoraggio della qualità del servizio)

Le mansioni vengono svolte secondo tre criteri:

  1. attività in autonomia sulla base di procedure, protocolli e piani di lavoro;
  2. attività attribuite dall’infermiere di turno;
  3. attività multiprofessionali in collaborazione con altre figure sanitarie e sociali.

Sotto la supervisione dell’infermiere responsabile, l’OSS assiste nella corretta assunzione dei farmaci prescritti e utilizza correttamente apparecchi medicali di semplice impiego. Inoltre, registra la modulistica relativa al servizio, segnala eventuali anomalie riscontrate e partecipa alle consegne di turno e alle riunioni multiprofessionali.

L’OSS è tenuto al rispetto delle norme di sicurezza, delle disposizioni legislative e delle procedure interne dell’ente gestore. È vincolato al segreto d’ufficio e al rispetto dei principi etici e morali. Durante il proprio operato deve saper riconoscere tempestivamente eventuali anomalie nel comportamento o nello stato della persona assistita e segnalarle all’infermiere.

L’osservazione include parametri come anomalie e comportamento, stato di coscienza, dolore, condizione della cute e delle mucose, segni vitali, effetti collaterali dei farmaci. L’OSS deve essere in grado di rilevare i parametri vitali e di interpretarne le variazioni.

Nell’esecuzione delle mansioni quotidiane, le attività assistenziali riguardano i principali bisogni della persona: sonno, veglia, movimento, igiene, vestizione, alimentazione, idratazione, funzioni escretorie, respirazione, sicurezza, autonomia, comunicazione e supporto psicologico.

La complessità del lavoro dell’OSS in ambito socio-sanitario richiede pazienza, equilibrio e costanza. È indispensabile un supporto formativo continuo e una gestione competente e qualificata del personale.

La formazione non può limitarsi ai corsi obbligatori in materia di sicurezza, antincendio o movimentazione dei carichi: l’OSS necessita di aggiornamenti periodici, in particolare negli ambiti sanitario, psichiatrico e psicologico.

Il supporto psicologico, individuale o di gruppo, rientra oggi a pieno titolo tra le misure di sicurezza sul lavoro. Lo sviluppo delle competenze comunicative è fondamentale per la collaborazione multiprofessionale e per la qualità della relazione d’aiuto.

Appello ai politici valdostani

Politici valdostani, prendete esempio dalla pratica del welfare aziendale, che — ricordo — esiste sin dall’Ottocento. Oggi si parla di secondo welfare, reso necessario dalle mutate condizioni socio-demografiche e dalle crisi più recenti, come la pandemia da Covid-19 e l’emergere di nuovi bisogni sociali.
Il secondo welfare consiste nell affiancare interventi e prestazioni sociali forniti da parti sociali, attori privati e terzo settore al "primo welfare". Si tratta di un modello che NON SOSTITUISCE le responsabilità del governo valdostano e lo stato sociale, ma lo integra attraverso soluzioni innovative e selettive rispetto ai bisogni e necessità dei destinatari dei servizi. Ad esso corrispondono anche servizi di welfare aziendale: offrire formazione destinata all innovazione, per esempio, del settore amministrativo e gestionale dei servizi di welfare.

Individuare un welfare aziendale adeguato alle risorse umane vi risulta troppo difficile?

Non sarebbe il momento di investire nelle risorse umane, che oggi scarseggiano, per favorire la produttività, il benessere e la qualificazione del personale amministrativo? Investire nel capitale umano significa rafforzare il welfare stesso.

Dallo studio di Poleis emerge come punto critico la conformazione territoriale valdostana, che richiede una naturale dislocazione dei servizi. Tuttavia, la stessa natura del territorio offre una risposta: le antiche gestioni comunali, oggi rimpiante da chi le ha vissute, custodivano una saggezza amministrativa radicata nel territorio, una saggezza che la politica spesso ignora, ma che noi operatori riconosciamo spontaneamente nel nostro modus operandi.

La domanda da porre è: quali sono i vostri veri interessi?

Con la creazione dell’ente pubblico economico, la Regione Valle d’Aosta cede circa 800 dipendenti al settore privato. Si rischia così una desertificazione del welfare pubblico. Qualche sindacalista, in questo scenario, sembra sonnecchiare sotto le palme dell’oasi, lontano dai problemi reali.

Del resto, non è la prima volta: già nel 2010 una parte delle risorse umane venne ceduta alla Società di Servizi S.p.A. Ora si prevede di trasferire anche questa società all’ente economico.

Per concludere, dando un senso al nostro operato e cercandone una definizione, noi, operatori socio-sanitari, per ora danziamo sulle schegge di vetro, attraversando tempeste sociali, economiche, politiche, amministrative e gestionali.
Abbiamo imparato l’arte di danzare in equilibrio, con grazia, buona volontà e umanità.

Noi siamo le perle.