A cura di Monica e Sabrina 26 dicembre 2025
Stefano è una delle figure più antiche e decisive delle prime comunità che si sono formate attorno alla memoria di Gesù. Appartiene al contesto di Gerusalemme ed è ricordato dagli Atti degli Apostoli come un uomo scelto per il servizio ai poveri, ma capace di una parola libera e profetica. Il suo processo e la sua morte, avvenuti probabilmente negli anni immediatamente successivi alla crocifissione di Gesù, segnano una frattura profonda tra un’esperienza di fede ancora aperta e l’ordine religioso che pretendeva di custodire Dio.
Il racconto che segue non vuole ricostruire i fatti né proporre un modello religioso, ma sostare sul loro significato: sulla libertà di un uomo che non cercò lo scontro, e sulla fedeltà a una verità che precede i templi, e che attraversa le forme del potere restando viva nelle coscienze.
Stefano, l’uomo fuori dalle mura
Stefano non cercava il martirio.
Era un uomo semplice,
attento alla vita concreta.
Serviva le mense, si prendeva cura dei poveri, parlava di Dio come di una presenza viva, non addomesticata.
Il problema non fu ciò che disse per primo,
ma ciò che scelse di custodire.
Stefano ricordò a uomini religiosi che Dio non abita nei muri,
che la Legge non è un recinto,
che i profeti sono sempre stati rifiutati proprio da chi li citava.
Parlò per fedeltà.
E questo bastò.
Quando Dio smette di sostenere l’ordine stabilito,
diventa una forza che libera.
Quando non giustifica più il potere,
ridesta le coscienze.
E chi lo nomina senza permesso
va messo a tacere.
Stefano fu condannato perché Dio parlava ancora attraverso di lui
e chiamava a una libertà che il tempio non sapeva amministrare.
Lo uccisero uomini convinti di difendere la verità.
Uomini che pregavano.
Uomini certi di essere dalla parte giusta.
Stefano morì fuori dalle mura,
come chi ricorda che Dio precede le istituzioni
e attraversa i tribunali senza fermarsi.
La sua colpa non fu l’eresia, ma la libertà:
la fedeltà a un Dio che non si lascia usare.
E mentre cadevano le pietre,
il Cielo restava aperto.
A crollare fu l’illusione:
che Dio stia sempre con chi detiene l’ordine.
Stefano resta lì,
come segno silenzioso.
Che la verità non fa rumore,
non cerca consenso,
ma salva la coscienza rendendola libera.
E Dio, ancora una volta,
stava con l’uomo fuori dalle mura.
Come rendere omaggio al nostro blog, che ieri ha compiuto il suo primo anno di vita, se non condividendo con voi questi pensieri e la storia di quest' Uomo che ci ricorda quanto la Verità e la Libertà siano essenziali, sempre.
Con immenso affetto vi auguriamo buone feste, che siano serene e piene di Luce.
Monica e Sabrina