"Come un topo nel cacio"

A cura di  Monica e Sabrina   07 marzo 2026

“Come un topo nel cacio”
Il fuorionda tra il Presidente del Tribunale di Aosta Giuseppe Marra e il costituzionalista Enrico Grosso, già autore di un parere a favore della rieleggibilità di Testolin – il video integrale

Negli ultimi giorni sta circolando online un breve video che ha acceso una polemica nel dibattito pubblico e politico valdostano. Si tratta di un fuorionda registrato durante un incontro tenutosi presso l'Università della Valle d'Aosta, dedicato al referendum sulla magistratura, nel quale compaiono il costituzionalista Enrico Grosso e il Presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra.

La conversazione, durata pochi minuti, riguarda un contenzioso giudiziario particolarmente delicato. L’udienza è fissata il prossimo 22 aprile davanti al Tribunale e coinvolge direttamente il Presidente della Regione Valle d’Aosta, Renzo Testolin. La vicenda potrebbe avere conseguenze politiche rilevanti per la guida della Regione. Alcuni passaggi del dialogo, in particolare quelli relativi alla possibile giurisdizione della causa, hanno sollevato interrogativi sull’opportunità istituzionale di un confronto informale su una vicenda giudiziaria ancora aperta.

Il contenzioso
La vicenda nasce da un ricorso presentato dalla consigliera regionale Chiara Minelli, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Valle d’Aosta. Il ricorso contesta la legittimità dell’elezione del Presidente della Regione Renzo Testolin e del vicepresidente Luigi Bertschy.
Secondo i ricorrenti, la loro nomina violerebbe la legge regionale che stabilirebbe un limite di due mandati consecutivi per i componenti della Giunta regionale. A loro avviso, sia Testolin sia Bertschy avrebbero già raggiunto quel limite nelle precedenti legislature e quindi non avrebbero potuto essere nuovamente nominati nelle rispettive cariche. Per questo motivo il gruppo di opposizione ha deciso di impugnare la decisione davanti al Tribunale di Aosta chiedendo di verificare la legittimità della loro elezione.

La ricostruzione dei fatti
Nel video, che pubblichiamo insieme a questo articolo e che nei giorni scorsi era circolato online prima di essere rimosso dal canale dell’università, si vede il costituzionalista Enrico Grosso, il quale aveva redatto un parere per conto di Testolin sulla legittimità della sua ulteriore nomina, conversare con Giuseppe Marra, Presidente del Tribunale di Aosta, appena prima dell'inizio della conferenza.

Nel corso della conversazione Marra accenna al fatto di aver letto l’atto introduttivo del ricorso. Si tratta di passaggi che rientrano nelle normali dinamiche organizzative degli uffici giudiziari. Va però precisato che, allo stato attuale, non è noto se il presidente del tribunale sarebbe eventualmente chiamato a occuparsi direttamente del procedimento quando questo arriverà davanti al Tribunale di Aosta.

A quel punto Grosso interviene osservando che, a suo avviso, potrebbero esserci “dubbi sulla giurisdizione”. Si tratta di un passaggio tecnicamente significativo: nel diritto processuale la giurisdizione indica quale giudice sia competente a decidere una determinata causa. Se viene sollevata un’eccezione di giurisdizione, il tribunale potrebbe dichiararsi non competente a trattare il caso oppure trasferirlo a un altro giudice.

Proprio per questo motivo la frase ha attirato l’attenzione di diversi osservatori: l’eccezione di giurisdizione è spesso una delle prime strategie difensive in procedimenti di questo tipo. Nel dialogo, a un certo punto si sente Grosso dire: “Io lo anticipo soltanto...” e poi Marra aggiunge una frase che lascia da pensare, concludendo con un “ce la studiamo, certo”.

La conversazione dura pochi minuti, ma è bastata a suscitare critiche. A sollevare pubblicamente il caso è stata la consigliera regionale Chiara Minelli che ha dichiarato: “È inaccettabile e molto grave che ci sia stato un dialogo riguardo ad una materia delicata in cui il Presidente del Tribunale dovrebbe avere un atteggiamento di totale imparzialità.”

Al momento non emerge alcuna irregolarità formale e non risultano procedimenti disciplinari legati all’episodio, ma la vicenda solleva soprattutto un problema di opportunità istituzionale. In casi simili, quando la causa arriverà effettivamente davanti al Tribunale di Aosta, non è raro che il magistrato coinvolto scelga di astenersi dal procedimento per evitare qualsiasi dubbio sull’imparzialità del giudizio.

Al di là degli aspetti tecnici e giuridici, resta però la sensazione che un episodio come questo può lasciare nel lettore. Chi si avvicina alla vicenda da semplice cittadino potrebbe infatti porsi una domanda piuttosto semplice: com’è possibile che il presidente di un tribunale si trovi a discutere, anche solo informalmente, di una causa che arriverà davanti a quell’ufficio giudiziario?

Si tratta di un interrogativo che non implica automaticamente irregolarità, ma che tocca un punto molto sensibile per le istituzioni: la fiducia dei cittadini nell’imparzialità della giustizia. In uno Stato di diritto, non conta soltanto che la giustizia sia imparziale, ma anche che appaia tale agli occhi dell’opinione pubblica.

Proprio per questo motivo, anche una conversazione di pochi minuti, avvenuta appena prima di un incontro pubblico e su un tema estraneo all’evento, può apparire fuori luogo. Non tanto per il contenuto tecnico della discussione, quanto per l’impressione che può generarsi rispetto al rapporto tra chi giudica e le vicende oggetto di giudizio.

In definitiva, anche in assenza di violazioni formali, episodi come questo ricordano quanto la trasparenza, la correttezza dei comportamenti istituzionali e il rispetto delle forme siano elementi essenziali per preservare la credibilità della giustizia e il principio di legalità su cui si fonda lo stato di diritto.


Il video integrale



Seguici su Telegram: https://t.me/valledaostauninvintoaragionare