Missioni istituzionali o “vacanze romane”? Il Consiglio chiede risposte, il Presidente legge il programma

A cura di  Monica e Sabrina   16 marzo 2026

Missioni istituzionali o “vacanze romane”? Il Marchese del Grillo in Consiglio Valle
Il Consiglio chiede risposte, il Presidente legge il programma

Nel Consiglio regionale del 12 marzo si è svolto un confronto politico che dice molto sul clima che si respira oggi nelle istituzioni valdostane.

Tutti i gruppi di opposizione — pur provenendo da aree politiche diverse — hanno presentato una interrogazione con lo stesso titolo provocatorio: “Missioni o vacanze romane?”

Una scelta non casuale.
Le interrogazioni chiedevano al Presidente della Regione Renzo Testolin di chiarire cosa sia realmente accaduto durante la recente trasferta a Roma e quali risultati concreti siano stati ottenuti su dossier fondamentali per la Valle d’Aosta.

Le domande erano precise: chi sono stati gli interlocutori incontrati, quali temi sono stati affrontati, e quali risultati sono stati portati a casa per la Regione.

Una risposta lunga… ma senza risposte
La risposta del Presidente Testolin ha però preso una direzione inaspettata.
Invece di rispondere alle domande puntuali, ha letto ampi passaggi del programma di legislatura della maggioranza – già affrontato, discusso e votato in precedenza dal Consiglio - soffermandosi sui grandi obiettivi politici della Giunta: sostenibilità, resilienza, tutela del territorio, difesa dello Statuto speciale, cooperazione transfrontaliera, politiche per contrastare lo spopolamento della montagna.

Un intervento lungo e articolato che ha toccato molti temi strategici — dalle concessioni idroelettriche alla riforma dello Statuto — ma che non ha fornito di fatto alcuna informazione concreta sull’incontro avvenuto a Roma.

Il Presidente ha inoltre sottolineato che il lavoro politico e istituzionale richiede spesso discrezione e che non tutte le fasi di un negoziato possono essere rese pubbliche.
Secondo Testolin, ciò che conta davvero sono i risultati finali.

E qui la prima nostra domanda: perché il cittadino deve essere tenuto all’oscuro?

Le opposizioni: “una non risposta”
Le repliche dei consiglieri di minoranza sono state immediate e particolarmente dure.

Il consigliere Zucchi ha parlato apertamente di una “non risposta”, sottolineando come le interrogazioni fossero state presentate con l’obiettivo preciso di capire cosa si stia muovendo su dossier ritenuti strategici per il futuro della Valle d’Aosta.  Conclude dicendo: “Ci prenda meno in giro e ci dica la verità”

Il consigliere Guichardaz ha ironizzato sul lungo intervento del Presidente, osservando che sarebbe bastato chiarire almeno quali temi fossero stati discussi durante l’incontro romano, senza entrare nei dettagli delle trattative.
“Probabilmente qualche valdostano si sente oggi leggermente preso in giro” ha commentato, aggiungendo poi che nemmeno alcuni membri della maggioranza saprebbero con precisione cosa stia accadendo nei rapporti con Roma. Ha quindi concluso sostenendo che, in assenza di spiegazioni, verrebbe quasi da pensare a una “vacanza romana”, aggiungendo con ironia che, in tal caso, sarebbe auspicabile che il viaggio fosse stato fatto “con i soldi suoi”.

La consigliera Baccini ha definito la risposta “spiazzante”, sottolineando come si sia parlato per molti minuti senza fornire alcun elemento concreto.

Anche il consigliere Carrel ha richiamato il ruolo del Consiglio regionale, ricordando che il Presidente della Regione non risponde solo alla propria maggioranza, ma all’intera assemblea eletta dai cittadini. “Di che cosa fa Renzo Testolin interessa nulla. Cosa fa il Presidente di questa Regione invece interessa e tanto”, ha affermato. Inoltre sottolinea come l’attività istituzionale del capo dell’esecutivo debba essere oggetto di piena trasparenza nei confronti del Consiglio. Durante il suo intervento non sono mancati toni critici anche verso l’atteggiamento dell’aula: “Mentre lei parlava erano tutti sul cellulare, alcuni hanno anche alzato gli occhi. Credo che lo stupore che abbiamo avuto noi di qua ce l'abbiano avuto anche membri della maggioranza”.

Il consigliere Manfrin ha evidenziato un dato politico significativo: tutte le opposizioni, pur divise su molte altre questioni, hanno scelto di presentare interrogazioni simili proprio perché ritengono che su questo tema serva chiarezza. “Se tutta l'intera opposizione, senza differenze e distinzioni, le chiede conto di quello che lei ha fatto, la prima preoccupazione sarebbe capire come mai c'è così tanto interesse verso quello che lei fa”, ha osservato , e conclude dicendo che, secondo lui, in una situazione del genere, sarebbe stato opportuno “essere trasparente”.

Il consigliere Torrione ha parlato di “silenzio assordante”, sostenendo che la mancanza di informazioni non fa bene né al Consiglio né alla credibilità delle istituzioni.

Infine la consigliera Minelli, dopo una sospensione dei lavori per un confronto tra tutti i gruppi di minoranza, ha parlato di un atteggiamento di scarso rispetto nei confronti del lavoro del Consiglio, auspicando che anche i gruppi di maggioranza possano riflettere su quanto accaduto in aula.

Il nodo della trasparenza
La vicenda non riguarda soltanto una polemica tra maggioranza e opposizione. Le missioni istituzionali a Roma fanno infatti parte della normale attività di una Regione autonoma come la Valle d’Aosta, soprattutto quando si tratta di dossier complessi che coinvolgono lo Stato, i ministeri e le norme di attuazione dello Statuto speciale. Proprio per questo motivo, in linea di principio, i cittadini dovrebbero essere informati almeno sui temi affrontati e sugli obiettivi perseguiti durante questi incontri.

Oltre le divisioni politiche
In Valle d’Aosta i cittadini eleggono 35 consiglieri regionali, chiamati a rappresentare la comunità e a lavorare insieme per amministrare il territorio, migliorare la qualità della vita dei valdostani, proteggere l’ambiente e costruire opportunità per il futuro della regione.

Eppure il sistema politico appare dominato dalla competizione: destra contro sinistra, maggioranza contro opposizione, partiti contro partiti, come fossero in uno stadio piuttosto che in un’istituzione pubblica. Il Consiglio regionale dovrebbe invece essere una tavola rotonda, dove persone con idee diverse lavorano insieme per il benessere della comunità.

Questo dibattito ha però dimostrato un aspetto interessante: quando si tratta di accordi sul futuro del territorio le divisioni politiche sembrano passare in secondo piano. Tutte le opposizioni, pur appartenendo a schieramenti diversi, hanno infatti presentato la stessa interrogazione. Un fatto piuttosto raro nel panorama politico valdostano.

Nonostante questo, la risposta della maggioranza continua ad essere quella di alzare un muro ancora più alto.

E allora un’altra domanda diventa inevitabile: il Consiglio regionale è ancora il luogo in cui si discutono apertamente le scelte che riguardano la Valle d’Aosta, oppure uno spazio dove le decisioni vengono prese altrove e comunicate solo a posteriori?

Il senso del potere
Alla fine, osservando questo dibattito da semplici cittadini, resta una domanda forse più semplice di tutte le altre.

Il compito della politica dovrebbe essere quello di lavorare per il benessere della comunità. E come si arriva al benessere della comunità? Attraverso la competizione continua oppure con la collaborazione e l’unione?

Chi segue con attenzione i lavori del Consiglio regionale spesso esce dalla visione delle sedute con una sensazione difficile da ignorare: quella di una distanza sempre più grande tra chi governa e chi dovrebbe essere rappresentato.

Una distanza che, agli occhi di molti cittadini, rischia di assomigliare sempre di più a quell’atteggiamento di chi governa come se fosse al di sopra di tutti, reso celebre dal film Il Marchese del Grillo con la frase: “Io sono io e voi non siete un c***o!”

A questo punto una riflessione è inevitabile: il potere è uno strumento per governare insieme una comunità o serve solo a ricordare agli altri chi comanda?


Manifesto affisso il 29 gennaio 2026 in piazza Mazzini