A cura di Monica e Sabrina 9 maggio 2026
Domenica 3 maggio 2026 abbiamo inviato ufficialmente un accesso agli atti per ottenere documentazione chiara e verificabile in merito alla vaccinazione bovina contro la dermatite nodulare.
Non siamo soli.
Sono oltre 250 le persone — tra consumatori e allevatori — che hanno deciso di sostenere questa iniziativa, condividendo una preoccupazione concreta: capire, dati alla mano, quali siano gli effetti reali di questa vaccinazione.
Questa iniziativa non nasce oggi.
La questione, in fondo, è semplice ma fondamentale.
Dichiarazioni ribadite anche recentemente, a seguito della missione a Bruxelles dell’assessore alla sanità e della struttura veterinaria regionale, una missione che sembra aver avuto soprattutto il compito di consolidare e legittimare la linea sanitaria adottata.
Eppure, accanto a queste rassicurazioni, emergono anche alcune segnalazioni provenienti dal territorio.
Infatti, in risposta a un precedente accesso agli atti inviato da uno degli allevatori resistenti valdostani, l’Amministrazione regionale ha comunicato che, nel corso della campagna vaccinale 2025, risultano registrate otto segnalazioni ufficiali di eventi avversi, nello specifico aborti avvenuti successivamente alla vaccinazione. Inoltre viene indicato che sarebbero stati segnalati, in modo informale, effetti collaterali lievi e transitori, riconducibili a reazioni già note e previste.
Nella stessa comunicazione viene precisato che non è stata accertata una correlazione causale tra tali eventi e la somministrazione del vaccino e che, nel complesso, non si è registrato un incremento rispetto all’anno precedente.
Un episodio che ha inevitabilmente riacceso interrogativi e richieste di chiarimento non soltanto tra gli allevatori coinvolti, ma anche tra cittadini e consumatori, soprattutto rispetto all’efficacia delle misure adottate, alla gestione sanitaria dei focolai e alle conseguenze economiche e sociali derivanti dall’applicazione dei protocolli previsti dalla normativa vigente.
Ed è proprio qui che emerge un ulteriore interrogativo.
La dermatite nodulare contagiosa bovina è classificata dall’Unione Europea come malattia di categoria A, cioè tra quelle considerate normalmente assenti dal territorio europeo e per le quali è prevista l’eradicazione immediata (abbattimento) in caso di comparsa.
In Valle d'Aosta, ad oggi, non si è mai registrato alcun caso di questa patologia.
Eppure questa malattia non è affatto comparsa oggi in Europa.
I primi focolai nel territorio europeo risalgono ormai al 2015, quando la malattia venne ufficialmente rilevata in Grecia (Stato membro dell'UE), per poi diffondersi negli anni successivi anche in Bulgaria, Serbia, Albania, Montenegro, Macedonia del Nord e in altre aree dei Balcani. Negli anni seguenti l’Europa stessa ha finanziato campagne vaccinali di massa proprio per contenerne la diffusione.
Se dunque si tratta di una malattia presente nel continente europeo da oltre dieci anni, e che secondo la stessa documentazione europea non rappresenta un rischio per l’uomo, sorgono inevitabilmente ulteriori domande.
Per quale motivo continua ad essere mantenuta nella categoria più restrittiva prevista dalla normativa sanitaria europea?
Perché continuano ad essere applicati protocolli che prevedono l’abbattimento di animali sani o vaccinati?
È proprio su questi elementi che si concentra la nostra richiesta di approfondimento.
La presenza di segnalazioni — pur non ritenute correlate secondo le valutazioni attuali — dovrebbe comunque imporre la massima trasparenza e l’accesso completo alla documentazione disponibile.
Secondo il principio di precauzione, infatti, proprio in presenza di segnalazioni — pur non confermate come correlate — sarebbe necessario procedere con la massima cautela, rafforzando verifiche e analisi prima di consolidare ulteriormente la campagna vaccinale.
Ed è proprio alla luce delle dichiarazioni fatte dall'assessore Carlo Marzi e dalla veterinaria regionale Enrica Muraro che tornano inevitabilmente alcune domande:
Il nostro accesso agli atti nasce esattamente da qui: dalla richiesta di documenti ufficiali che dimostrino in modo chiaro che questa vaccinazione non comporti rischi né per gli animali né per le persone.
E fino a quando quei dati non saranno resi pubblici in modo chiaro e accessibile, la domanda resterà la stessa:
davvero “non ci sono problemi”?
E soprattutto: su quali basi?
Chi acquista e consuma prodotti valdostani ha il diritto di sapere cosa arriva sulle proprie tavole.
Le oltre 250 adesioni ricevute dimostrano che fare domande non significa creare allarmismo, ma pretendere trasparenza e informazioni documentate.
L’unione fa la forza. E la partecipazione di così tante persone ci conferma che continuare a cercare risposte sia non solo legittimo, ma anche necessario.
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